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Dipendenza Affettiva → Pillole di Psicologia

Si sente spesso parlare di dipendenza applicando questo termine alle situazioni più svariate: dipendenza dal fumo, dal gioco d'azzardo, da internet e perfino dal lavoro. Negli ultimi anni, tuttavia, si sta dedicando particolare attenzione al fenomeno della "dipendenza affettiva " riscontrabile comunemente in molte relazioni interpersonali che risultano fortemente disfunzionali.

Ma, in effetti, cosa significa "dipendenza affettiva" in senso psicologico? Si può definire come un tipo di relazione d'amore patologica dove un soggetto proietta un proprio bisogno sull'altro che lo subisce in un vano tentativo di offrire protezione e accoglienza. Si tratta di una falsa vicinanza psicologica perchè, di fatto, quanto più si accentua la dipendenza più ci si allontana emozionalmente.

I termini "dipendenza" e "legame" vengono usati come condizioni equivalenti ed interconnesse con l'"appartenenza", ma è vero proprio l'opposto. Quando il legame è equilibrato sussiste una reale appartenenza; la perdita dell'oggetto d'amore (un distacco, un lutto etc.) genera sofferenza e dolore. In una situazione di dipendenza affettiva non c'è una vera appartenenza e la perdita dell'oggetto d'amore viene vissuta come ingiusta, come un tradimento e genera rabbia.

Anche se è la modalità più diffusa non si deve pensare che la dipendenza affettiva sia attribuibile soltanto al rapporto sentimentale tra un uomo e una donna: può verficarsi anche tra genitore e figlio, tra due amici etc.


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Le caratteristiche della dipendenza affettiva

Le caratteristiche della dipendenza affettiva sono le stesse di quelle da droga: stato di ebbrezza in compagnia con l'amato, diminuzione della tolleranza con graduale aumento dell'esigenza di vicinanza fisica. crisi di astinenza in situazioni di lontananza.

La dipendenza affettiva si basa essenzialmente sulla mancanza di autostima e una carenza d'amore che ha origine nell'infanzia da un problema nella relazione con i genitori, da un vissuto di inadeguatezza . Spesso si tratta di bambini che hanno dovuto crescere in fretta, facendosi carico dei problemi familiari e hanno strutturato, perciò, la tendenza ad assumere atteggiamenti iperprotettivi o di esagerato controllo sul partner.

Si può superare il problema riconoscendolo a sè stessi, ritrovando il rispetto di sè e dell'altro, coltivando il dialogo con il partner. Se la sofferenza e il disagio sono troppo forti è opportuna una consulenza psicologica.

Ho paura della solitudine, di rimanere solo

Alessandro

Salve, ho 43 anni ed ho sempre avuto problemi di autostima, credo legati all'infanzia, sono sposato ed ho una figlia ed una moglie stupenda.

Ultimamente vivo con il terrore dell'abbandono nonostante non ci siano cause o situazioni che ne evidenziano pericoli,sento che la mia mente crea delle situazioni inesistenti che mi trovo a combattere, tipo che mia moglie chatti a mia insaputa quando siamo a casa,pur sapendo che facendo due lavori separati potrebbe fare quello che vuole in ogni momento,eppure si scatena qualcosa che mi fa aver paura di perderla è come se fossi aggrappato solo a lei ed al suo amore.Premetto che in passato ho avuto un momento di autostima forte diciamo di esaltazione ed ho fatto quello che per me ora sembra un pericolo,stare al telefonino tenendo da parte mia moglie.

Ora cerco di capire come combattere queste paure,io è mia moglie abbiamo progetti a lungo termine,come avere un altro figlio,vacanze di natale prenotate,vacanze estive già programmate...

quindi io vedo che lei il futuro lo vede con me...

allora perchè queste paure?Ho un buon lavoro,sono apprezzato,ma il problema che viviamo lontani dalle nostre famiglie e quindi con poche relazioni amicali profonde,io ho paura della solitudine di rimanere solo,do scarsa importanza alla mie capacità ed al mio valore personale,questo credo che dipenda dalla famiglia numerosa,di cui sono l'ultimo di 8 ,da piccolo mi hanno sempre fatto sentire inferiore,incapace etcc,ma nonostante ciò nella mia vita ho fatto tante conquiste e soddisfazioni.

Quindi ora mi chiedo perchè sono nate queste paure?come fare a superarle?come togliere i fantasmi dalla testa?

voglio essere sereno per mia figlia e mia moglie glielo devo....

Vorrei capire che strada percorrere per evitare di penalizzarmi continuamente per colpe che non ho....

Risponde la Dott.ssa Stefania Pollice

Buongiorno Alessandro, leggendo la sua lettera mi ha passato l'idea del "pieno" e del "vuoto", un pieno fatto di "una figlia e di una moglie stupenda" nonché di un "buon lavoro" e un vuoto fatto delle potenziali perdita e solitudine.

Se da un lato succede che si abbia paura di perdere chi ci è più caro, dall'altro è importante capire come questo che lei chiama "terrore dell'abbandono" sia arrivato a invaderla così tanto.

Lei pone domande cardinali rispetto all'origine di queste paure e al modo di superarle e nel contempo parla di problemi di autostima e di fantasmi da togliere, quasi a farsi una diagnosi e una cura da solo.

Ora, se il fatto di interrogarsi è positivo in quanto apre finestre inesplorate alle possibili risposte, può diventare pericoloso se finisce per "confezionarsi" significati e soluzioni che rinforzano le sue stesse paure.

La invito a continuare l'esplorazione delle sue paure e delle strada da percorrere attraverso un professionista che le permetta un valido supporto e confronto.Mi rendo disponibile a un eventuale percorso che decida di intraprendere.

Questa è una delle risposte date alla domanda “Ho paura della solitudine, di rimanere solo” presente su Psicologi-Italia.it.

Risponde il Dott. Massimo Ventura

Gentile Alessandro,

dovrò farle torto nel cercare di rispondere alla sua mail, ma il problema che lei solleva è così complesso e multisfaccettato che difficilmente una mail di ritorno potrà darle una soluzione.

Tuttavia, cercando, nel mio piccolo, di venire al punto della sua situazione, mi sono venute in mente alcune riflessioni che vorrei qui condividerle.

La paura, nel suo essere un istinto primordiale, salvava la vita all'uomo primitivo avvisandolo della presenza di qualche predatore, ma quando le paure sono tante, senza volto e ci colpiscono in momenti in cui non ci sarebbe bisogno della loro presenza allora dobbiamo affrontarle per accettarle e superarle.

La paura della perdita, del distacco, della separazione ci paralizza se ce ne lasciamo cogliere e finiamo col creare, intendo renderle reali, concretizzarle, proprio quelle situazioni che tanto temiamo. E' invece quando la presenza dell'altro è per noi dono e non necessità che ne possiamo apprezzare pienamente la bellezza.

Lei mi parla di una moglie che le sta vicino e che programma il proprio futuro con lei, certo non a lunga scadenza ma nelle piccole cose come può essere programmare delle vacanze insieme, come è giusto che sia, in fondo, si va avanti per momenti, no? Per tappe vissute insieme. Allora lei si chiede, giustamente, da dove nascano queste sue inquietudini...

Avrei tante domande da farle, che aiuterebbero lei e me a capire meglio la sua situazione...

Ma per ora mi viene in mente soltanto un bisogno suo di aumentare la sua autostima, la fiducia in sé stesso, cosa che non solo le permetterebbe di non temere inutilmente la perdita dell'Altro che le sta vicino, ma di essergli utile nel caso fosse l'Altro ad aver bisogno del nostro supporto.

E vengo al punto. Ha mai provato a praticare uno sport in solitaria? Non uno di squadra, ma uno che la metta in condizione di misurare le sue risorse contro l'ostacolo? Mi vengono in mente la semplice corsa, arrampicata con o senza corde, nuoto, vela, forse anche sport da combattimento se riusciamo a vedere in noi stessi e non nell'altro l'avversario da battere... Ma chissà quanti altri ne esistono!

Perché, forse si starà chiedendo, questo suggerimento? Perché lei, gentilissimo, mi da l'impressione di non conoscere affatto le sue risorse personali e se ne ritiene, così, talmente sprovvisto da dover fare affidamento per forza sugli altri per "sopravvivere" non solo fisicamente ma soprattutto emotivamente.

Provi a cercare un campo, un settore in cui lei possa cimentare fisicamente le sue risorse fisiche e mentali e così potrà magari sperimentare che non solo lei è degno delle attenzioni di sua moglie ma che anche lei può darle quelle attenzioni che sua moglie certamente merita da parte sua.

E, se dovesse per caso accettare questo mio modesto suggerimento, non si scoraggi se all'inizio dovesse sentirsi "imbranato", è normale. Ma vada avanti. Pian piano ma avanti.

Questa è una delle risposte date alla domanda “Ho paura della solitudine, di rimanere solo” presente su Psicologi-Italia.it.

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